Hadot era uno di quei vecchi maestri che lasciano il segno, e se io dovessi spigare cos’è la filosofia non mi verrebbero in mente poi molti altri sistemi che prendere queste pagine e, lentamente, leggerle a voce alta. Immagino che legioni di studenti la smetterebbero di agonizzare durante le ore di filosofia se solo mettessero il naso lì dentro.
Così Alessandro Baricco nella rubrica «Una certa idea di mondo» apre il suo commento a Esercizi spirituali e filosofia antica di Pierre Hadot. E in effetti stiamo parlando di un saggio decisamente atipico nel panorama della critica filosofica: dietro un titolo che può spaventare (sia per il riferimento alla filosofia antica che per quell’aggettivo, spirituali, spesso abusato nei contesti più disparati), si cela un percorso affascinante nella dimensione «pratica» della filosofia, quella ginnastica quotidiana che nel tempo è stata trascurata a favore della dimensione puramente speculativa, e che altro non è che «un modo di vivere per essere felici».
Leggere, meditare, camminare, sono solo alcuni degli «esercizi spirituali» che Hadot propone ai suoi lettori, rintracciandoli nei testi e negli insegnamenti dei grandi filosofi dell’antichità, da Socrate a Epicuro, da Seneca a Platone a Marco Aurelio.
Un libro, dunque, che non solo ci guida in una nuova lettura della storia della filosofia, ma si offre anche come ispirazione per un percorso di riscoperta della felicità (o di guarigione dall’infelicità). Perché fare filosofia, scopriamo in queste pagine, non è altro che lavorare su se stessi fino a trovare la propria forma: o, come ci dite Hadot citando Plotino, scolpire la propria statua.